Vietato morire: educare al rispetto per costruire il cambiamento

Una marcia contro la violenza si trasforma in un'importante lezione di rispetto, responsabilità e consapevolezza per i nostri ragazzi.

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Personale scolastico

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Una mattinata intensa, carica di emozioni, riflessioni e significati profondi. I ragazzi e le ragazze dei Consigli Comunali dei Ragazzi e delle Ragazze dei Comuni di Cursi, Cannole e Bagnolo del Salento, insieme agli studenti di numerose scuole della provincia, hanno partecipato alla manifestazione “Vietato Morire”, una marcia collettiva per dire con forza no a ogni forma di violenza.

Con cartelli, parole, silenzi e gesti capaci di comunicare più di qualsiasi slogan, gli studenti hanno percorso un tratto di strada condividendo un messaggio chiaro e universale: la cultura del rispetto rappresenta l’unica vera risposta alla violenza.

Particolarmente toccanti sono state le testimonianze di tre donne che hanno saputo trasformare il dolore personale in un concreto impegno civile:

  • Nadia Rizzello, zia di Angelica Pirtoli e presidente dell’Associazione Angelica Pirtoli;
  • Imma Rizzo, madre di Noemi Durini e presidente dell’Associazione A Casa di Noemi;
  • l’avv. Valentina Presicce, intervenuta per l’Associazione Astrea.

L’iniziativa si è svolta con il prezioso patrocinio della Commissione Pari Opportunità della Provincia di Lecce, che ha sostenuto un percorso di sensibilizzazione rivolto alle giovani generazioni.

Le loro parole hanno lasciato un segno profondo nei ragazzi, mostrando come sia possibile trasformare una ferita in una testimonianza di coraggio, responsabilità e servizio verso la comunità.

Durante la manifestazione, i nostri studenti hanno vissuto un’esperienza significativa e coinvolgente. Tuttavia, proprio nel contesto di una giornata dedicata alla sensibilizzazione contro la violenza, un semplice episodio osservato tra gli adulti presenti ha offerto uno spunto ulteriore di riflessione.

È emersa con chiarezza una consapevolezza fondamentale: non bastano le marce, non bastano gli slogan e non bastano le giornate celebrative se, nella vita quotidiana, non si coltiva una vera educazione al rispetto.

Viviamo in una società in cui tutto appare immediato e accessibile. Attraverso uno schermo è possibile commentare, giudicare o persino ferire con estrema facilità. Proprio per questo diventa sempre più urgente riscoprire il valore delle relazioni autentiche, dell’ascolto e dell’attenzione verso gli altri.

Guardare al passato non significa rifugiarsi nella nostalgia, ma recuperare quei principi di convivenza che per generazioni hanno rappresentato il fondamento della vita sociale: il rispetto, la cortesia, l’ascolto, la capacità di riconoscere la dignità di ogni persona.

Ai nostri ragazzi desideriamo lasciare un messaggio semplice ma fondamentale:

Non cadete mai nella provocazione. Evitate lo scontro. Lasciate correre.

Lasciar correre non significa essere deboli o rinunciare a difendersi. Significa possedere una straordinaria forma di forza interiore.

Significa esercitare autocontrollo, mantenere lucidità anche nelle situazioni difficili e non permettere agli altri di determinare le nostre reazioni.

Significa sviluppare una solida intelligenza emotiva, comprendendo che spesso chi provoca cerca soltanto di trascinare gli altri sul terreno del conflitto.

Significa avere rispetto di sé stessi, sapendo che il proprio valore non dipende dalle parole o dai comportamenti offensivi degli altri.

Significa, soprattutto, interrompere una catena pericolosa: perché la violenza genera altra violenza, mentre il rispetto genera rispetto. È da qui che nasce il cambiamento autentico.

Un sentito ringraziamento va ai nostri Sindaci Junior, ai docenti accompagnatori, alle famiglie e all’Amministrazione Comunale di Scorrano per l’accoglienza e la disponibilità dimostrate.

Continuiamo a educare, ogni giorno, con l’esempio, con le parole e con i comportamenti. Perché il rispetto non si insegna soltanto: si vive.